AT THE END OF THE DAY -Un giorno senza fine-

“At the end of th day”, un film senza fine. Interminabile e prevedibile il primo lungometraggio di Cosimo Alemà, noto per la regia di videoclip, spot e corti.
Un action thriller più simile ad una sfida ai videogames. I giocatori sono già tutti in campo, nessun colpo di scena, o si vince o si perde.
Un gruppo di ragazzi si immerge nella natura selvaggia per una partita di Soft-Air ma non sa di trovarsi in una ex base militare, un campo minato dove i prigionieri venivano torturati da quelli che oggi sono veterani per cui la guerra non è mai finita. Una ragazza scompare e diventa ostaggio in uno scontro dove i giovani ignari diventano bersaglio dell’offensiva nemica. La guerra ha inizio.
Una trama piuttosto semplice che non prevede sorprese. Sicuramente ottima la regia di Alemà che produce la giusta frenesia utilizzando due macchine a mano, con un uso della messa a fuoco abbastanza dinamico.
Ma troppo spesso il ritmo è spezzato da interminabili scene di sofferenza che non fanno altro che determinare il desiderio di giungere alla fine del film.
Quello che Alemà voleva raccontare è “ciò che può avvenire in poche ore, non al buio, ma sotto la luce del sole”. Scopo palesato dalle insistenti riprese della luce diretta del sole che acceca i protagonisti.
Eccellente l’interpretazione di Michael Lutz

at th ebd of the day
at the end of the day

con una mimica efficace e assolutamente credibile. Anche il resto del cast è una rivelazione di giovani attori molto promettenti.
Per gli amanti del genere, un thriller made in Italy, distribuito a livello mondiale, può comunque essere un’occasione per misurare la qualità del cinema nostrano quando si cimenta in un genere dal sapore internazionale.

Antonella Lauria

 

 

http://www.cineblog.it/post/29208/at-the-end-of-the-day-la-recensione-in-anteprima

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AT THE END OF THE DAY: PAROLA AL REGISTA

Cosimo Alemà ha presentato oggi,

Cosimo Alemà

alla Casa del Cinema di Roma, il suo primo lungometraggio, “At the end of the day”. Famoso per la regia di video musicali e spot pubblicitari, parla del suo debutto nel cinema con un action-thriller, così ama definirlo. Alla presenza dei due co-sceneggiatori, Romana Meggiolaro e Daniele Persica, che con lui hanno curato lo script del film, e alla presenza dei produttori, risponde a domande a volte insidiose.
L’idea del film è arrivata girando un videoclip delle Vibrazioni, basato su scene di guerra. In quell’occasione, vedendo dei giocatori di soft-air, è rimasto colpito dall’atteggiamento di questi che, attrezzati e “armati” fino ai denti, si comportavano come se fossero in guerra. Da qui l’idea di contrapporre il “gioco della guerra” con chi la guerra l’ha fatta davvero e forse non ne è mai uscito. E’ su questo che il film, anche se in maniera non approfondita, vuole riflettere. Ispirato a più avvenimenti realmente accaduti, sia nei Balcani che nell’ex Unione Sovietica, evita di dare coordinate geografiche, anche se una certa “balcanità” si evince.
Uno degli aspetti curati con maggiore attenzione è la colonna sonora, le scelte musicali sono molto ricercate. Non si può parlare di musiche in quanto sonorità, rumori e suoni veri e propri sono amalgamati, rinunciando al ritmo la musica è dilatata durante tutta la visione.
Daniele Persica, uno dei tre sceneggiatori, sottolinea come il senso generale del film sia legato proprio alla metafora attivata nella scena iniziale, quando i due “cattivi” stanno sistemando le mine anti-uomo nel terreno. Ovvero “quando una mina viene innescata, l’unica cosa che può fare è esplodere”. Persica si riferisce quindi al destino segnato dalla violenza della guerra che non può più essere disinnescato.
Infatti Alemà, rispondendo ad una domanda sul messaggio del film e quindi sull’apporto che “At the end of the day” vuole dare rispetto ad altri film di genere (viene paragonato a “Un tranquillo week end di paura”), mette in evidenza la metafora del “non giocare alla guerra”. Ciò che colpisce all’inizio del film, e che avrà colpito il regista quando è stato ispirato a girare un film sull’argomento, è la messa in scena della guerra come gioco, senza pensare alla violenza e alla crudeltà degli atti di guerra.
I produttori del film (The Mob e Frame by Frame) tengono invece a sottolineare il respiro internazionale della pellicola, che, girata in lingua inglese, ha mirato al mercato estero (è già uscito negli Stati Uniti, In Canada, in home video in Giappone). Proprio a tal fine Alemà ha scelto il genere dell’action-thriller, più facilmente apprezzabile da un pubblico internazionale. Per il futuro invece pensa già ad un thriller più orientato sul dramma, ma di ambientazione metropolitana.

Antonella Lauria

CIVITA FILM FEST: l’estate dei motori

Il primo Festival del cinema dedicato ai motori prende il via oggi, 8 luglio, e per 3 giorni vedrà protagoniste le macchine e la strada, in una location d’eccezione, qual è il suggestivo borgo medievale di Civita di Bagnoregio
Sono molti gli eventi della seconda edizione del “Civita Film Fest – Il motore del cinema”, in programma nella “città che muore”. Tra i tanti, un omaggio al Sorpasso di Dino Risi, ma anche il docufilm Senna sul grande pilota brasiliano, un promo di Drive di Nicolas Winding Refn, premiato a Cannes, Fast & Furious 5, e alcuni episodi di Ben Ten, la serie animata diventata cult tra i più piccoli.

Il direttore artistico Leonardo Metalli, inviato del Tg1, sottolinea che la rassegna è il primo festival internazionale “che unisce la passione per la settima arte e i motori”. Tra le opere proiettate nelle sei sezioni, selezionate dal comitato tecnico presieduto da Laura Delli Colli, ci sono anche il documentario La via del petrolio di Bernardo Bertolucci, Gioventù bruciata, Cars, Transformers 2 e Fast & Furious 5.
“Questa al cinema è una vera estate delle macchine – ha confermato Roberto Ricci, presidente del festival – basti pensare al successo di Cars 2 e Transformers 3. I motori rappresentano un volano per la nostra economia e al cinema è un tema che andrebbe esplorato di più”. Non solo velocità, ma anche sicurezza stradale: la sezione “Sotto controllo”, infatti, proporrà le anteprime del corto Asfalto rosso e di Young Europe di Matteo Vicino.

Il comun denominatore dell’intera kermesse è “il motore” protagonista di film, soggetto narrativo e forza dinamica da cui si dipanano sfide, scoperte, fughe e viaggi.
Le pellicole selezionate per il Civita Film Fest includono opere cinematografiche in cui il motore è l’attore principale intorno al quale si costruiscono storie. Padrino della manifestazione Aurelio De Laurentiis che nella scorsa edizione ha presentato il principe dei Road Movie: “La Strada” di Federico Fellini, girato proprio a Civita, e che ha ricevuto il primo Oscar Italiano nella storia del cinema dando vita ad un genere che è diventato popolare in tutto il mondo.

Il sorpasso, Dino Risi

La rassegna si articola in sei sezioni, quattro ordinarie e due “Speciali”: la sezione “Film d’ Epoca” dedicata a pellicole storiche, o appena restaurate, capolavori della storia cinema dove i motori sono protagonisti. La sezione “Ultime Uscite” dedicata a film recenti. Infine le sezioni “Cortometraggi” e “Documentari” sono dedicate, rispettivamente, ai corti e ai docu-film a tema.
Le due sezioni “Speciali” sono rivolte ai giovani: la sezione “Sotto Controllo” seleziona audiovisivi (film, corto/medio-metraggi e spot pubblicitari) che hanno come soggetto la tematica della sicurezza stradale; “Road Cult Movie” è interamente dedicata alle pellicole del genere “On the Road”.
E’ davvero l’estate delle macchine: dopo il successo della scorsa settimana di Cars 2, in testa al box office, sono arrivati i Transformers, confermando il trend positivo delle pellicole d’oltreoceano. Dietro questi due titoli un gap profondissimo: L’ultimo dei templari, I guardiani del destino e, la new entry This is Beat – Sfida di ballo è quinta.

Antonella Lauria

Marengo, Premio Flaiano regia televisiva

Davide Marengo, appena rientrato dal Sud America, dove ha finito di girare il suo ultimo lungometraggio, Breve storia di lunghi tradimenti, con Guido Caprino, Carolina Crescentini, Maya Sansa e Philippe Leroy, riceverà il Premio Flaiano per la regia televisiva, grazie all’apprezzata serie BORIS.

Marengo ha dato prova di sapere usare sia il mezzo televisivo, che quello cinematografico, nel 2007 ha esordito nel lungometraggio di finzione con Notturno Bus con Valerio Mastrandrea e Giovanna Mezzogiorno.

Breve storia di lunghi tradimenti è un bank thriller, ovvero una miscela di azione, amore, intrighi sullo sfondo della finanza globalizzata, è prodotto dalla Emme in collaborazione con Rai Cinema.
Giulio (Guido Caprino) è un giovane avvocato di provincia che si trova catapultato in un intrigo internazionale tra Sud America ed Europa, dove banche d’affari senza scrupoli sfruttano disastri ecologici per arricchirsi. In poche ore il protagonista dovrà lasciare l’Italia, mettendo ancora più in crisi il suo vacillante matrimonio con Valeria (Maya Sansa), trascinato in Sud America dalla bella e spietata Cecilia (Carolina Crescentini).

Il film parla di un nuovo modo di conquistare il Terzo Mondo, in giacca e cravatta. «Volevamo raccontare il colonialismo contemporaneo, che tende la sua ragnatela invisibile attraverso la finanza, impadronendosi delle energie rinnovabili di uno Stato», spiega il produttore Sandro Silvestri.

Davide Marengo, nato a Napoli nel 1972, è cresciuto a Roma dove ha iniziato molto giovane a lavorare come fotografo. Negli anni successivi si concentra nella regia girando numerosi backstage di film, videoclip, pubblicità, documentari e cortometraggi premiati in numerosi festival internazionali.

Per la tv il regista ha diretto Boris 3Breve storia di lunghi tradimenti_Marengo, la serie di culto in onda su FoX da Marzo 2010, che racconta le avventure di un set televisivo in chiave satirica e comica ma non così irrealistica.
Nella terza serie si racconta ancora il mondo della fiction italiana, fatto di compromessi, attori raccomandati, tempi produttivi serrati, dialoghi improbabili e corsa agli ascolti. Boris porta sul piccolo schermo una divertente e riuscita galleria di personaggi, dotati di sarcasmo e cinismo e della tipica arte d’arrangiarsi, mostrando a suo modo un paese che combatte quotidianamente con i propri difetti.

Il Premio Flaiano per la regia televisiva gli verrà consegnato il 10 luglio al Teatro D’Annunzio di Pescara.

Antonella Lauria

L’ultimo dei templari: un horror cavalleresco

"L'ultimo dei templari"
Nicolas Cage

E’ un horror cavalleresco, L’ultimo dei templari, di Dominic Sena, che riesce a creare il giusto stato di tensione per un insolito thriller d’ambientazione medievale. Epiche battaglie in sterminati campi. La lotta tra il Bene e il Male che rimescola le carte mettendo in dubbio da quale parte si trovino l’uno e l’altro.
Buona l’interpretazione di Nicolas Cage, ma soprattutto di Ron Perlman, due amici crociati stanchi di seminare morte spargendo il sangue di quelle che scoprono essere innocenti vittime del braccio spietato della Chiesa.
Lasciato il campo di battaglia, si macchiano di diserzione e fanno ritorno nella loro terra, ma anche qui, incontrastata, regna la morte. Una terribile epidemia si è abbattuta su ogni villaggio facendo più vittime di quante non ne abbiano fatte i crociati in Oriente.
Una giovane donna, accusata di stregoneria, è ritenuta la causa della peste. I due cavalieri vengono persuasi dal Cardinale ad impegnarsi, ancora una volta, in una missione nel Nome della Chiesa, scortando la Strega Nera in un avulso monastero dove un antico rito la libererà dal Maligno, salvando tutti loro. Ma il viaggio si rivelerà più impervio del previsto. Gli uomini si ritroveranno a fare i conti con la loro fede e con loro stessi.
I peccati della Chiesa, le motivazioni religiose che spingono alla violenza, la forza della superstizione, questi i temi per un film d’avventura e azione che affascina per l’atmosfera e riesce a tratti anche a far saltare dalla sedia. Ma, come spesso accade per i film horror, si rischia di cadere nel banale o nel non credibile, smarrendo la strada dell’illusione di realtà che il sogno ad occhi aperti può creare. Senza nulla togliere ai meriti di una storia raccontata in maniera diversa, collocandola in un’epoca in cui il Maligno spiegava ogni cosa, anche giustificando colpe che non si volevano vedere.
La storia personale dei due protagonisti però si perde, le sottotrame della loro condizione spirituale lasciano il posto ad una dispersione di tematiche dell’occulto che finiscono col far perdere l’interesse della mimesi nell’identificazione con l’eroe.
Da notare l’interpretazione di Claire Foy, una giovane promessa britannica, nei panni della Ragazza, la Strega, in grado di essere allo stesso tempo innocente indifesa e terribilmente agghiacciante. Ma anche del giovane Robert Sheenan, nei panni di un chierichetto che intraprende il viaggio con loro nella speranza di diventare Cavaliere. Sheenan trasmette perfettamente l’idealismo del personaggio ancora puerile ma che trova dentro di sé la determinazione e la forza.

Antonella Lauria