L’ultimo dei templari: un horror cavalleresco

"L'ultimo dei templari"
Nicolas Cage

E’ un horror cavalleresco, L’ultimo dei templari, di Dominic Sena, che riesce a creare il giusto stato di tensione per un insolito thriller d’ambientazione medievale. Epiche battaglie in sterminati campi. La lotta tra il Bene e il Male che rimescola le carte mettendo in dubbio da quale parte si trovino l’uno e l’altro.
Buona l’interpretazione di Nicolas Cage, ma soprattutto di Ron Perlman, due amici crociati stanchi di seminare morte spargendo il sangue di quelle che scoprono essere innocenti vittime del braccio spietato della Chiesa.
Lasciato il campo di battaglia, si macchiano di diserzione e fanno ritorno nella loro terra, ma anche qui, incontrastata, regna la morte. Una terribile epidemia si è abbattuta su ogni villaggio facendo più vittime di quante non ne abbiano fatte i crociati in Oriente.
Una giovane donna, accusata di stregoneria, è ritenuta la causa della peste. I due cavalieri vengono persuasi dal Cardinale ad impegnarsi, ancora una volta, in una missione nel Nome della Chiesa, scortando la Strega Nera in un avulso monastero dove un antico rito la libererà dal Maligno, salvando tutti loro. Ma il viaggio si rivelerà più impervio del previsto. Gli uomini si ritroveranno a fare i conti con la loro fede e con loro stessi.
I peccati della Chiesa, le motivazioni religiose che spingono alla violenza, la forza della superstizione, questi i temi per un film d’avventura e azione che affascina per l’atmosfera e riesce a tratti anche a far saltare dalla sedia. Ma, come spesso accade per i film horror, si rischia di cadere nel banale o nel non credibile, smarrendo la strada dell’illusione di realtà che il sogno ad occhi aperti può creare. Senza nulla togliere ai meriti di una storia raccontata in maniera diversa, collocandola in un’epoca in cui il Maligno spiegava ogni cosa, anche giustificando colpe che non si volevano vedere.
La storia personale dei due protagonisti però si perde, le sottotrame della loro condizione spirituale lasciano il posto ad una dispersione di tematiche dell’occulto che finiscono col far perdere l’interesse della mimesi nell’identificazione con l’eroe.
Da notare l’interpretazione di Claire Foy, una giovane promessa britannica, nei panni della Ragazza, la Strega, in grado di essere allo stesso tempo innocente indifesa e terribilmente agghiacciante. Ma anche del giovane Robert Sheenan, nei panni di un chierichetto che intraprende il viaggio con loro nella speranza di diventare Cavaliere. Sheenan trasmette perfettamente l’idealismo del personaggio ancora puerile ma che trova dentro di sé la determinazione e la forza.

Antonella Lauria

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