AT THE END OF THE DAY: PAROLA AL REGISTA

Cosimo Alemà ha presentato oggi,

Cosimo Alemà

alla Casa del Cinema di Roma, il suo primo lungometraggio, “At the end of the day”. Famoso per la regia di video musicali e spot pubblicitari, parla del suo debutto nel cinema con un action-thriller, così ama definirlo. Alla presenza dei due co-sceneggiatori, Romana Meggiolaro e Daniele Persica, che con lui hanno curato lo script del film, e alla presenza dei produttori, risponde a domande a volte insidiose.
L’idea del film è arrivata girando un videoclip delle Vibrazioni, basato su scene di guerra. In quell’occasione, vedendo dei giocatori di soft-air, è rimasto colpito dall’atteggiamento di questi che, attrezzati e “armati” fino ai denti, si comportavano come se fossero in guerra. Da qui l’idea di contrapporre il “gioco della guerra” con chi la guerra l’ha fatta davvero e forse non ne è mai uscito. E’ su questo che il film, anche se in maniera non approfondita, vuole riflettere. Ispirato a più avvenimenti realmente accaduti, sia nei Balcani che nell’ex Unione Sovietica, evita di dare coordinate geografiche, anche se una certa “balcanità” si evince.
Uno degli aspetti curati con maggiore attenzione è la colonna sonora, le scelte musicali sono molto ricercate. Non si può parlare di musiche in quanto sonorità, rumori e suoni veri e propri sono amalgamati, rinunciando al ritmo la musica è dilatata durante tutta la visione.
Daniele Persica, uno dei tre sceneggiatori, sottolinea come il senso generale del film sia legato proprio alla metafora attivata nella scena iniziale, quando i due “cattivi” stanno sistemando le mine anti-uomo nel terreno. Ovvero “quando una mina viene innescata, l’unica cosa che può fare è esplodere”. Persica si riferisce quindi al destino segnato dalla violenza della guerra che non può più essere disinnescato.
Infatti Alemà, rispondendo ad una domanda sul messaggio del film e quindi sull’apporto che “At the end of the day” vuole dare rispetto ad altri film di genere (viene paragonato a “Un tranquillo week end di paura”), mette in evidenza la metafora del “non giocare alla guerra”. Ciò che colpisce all’inizio del film, e che avrà colpito il regista quando è stato ispirato a girare un film sull’argomento, è la messa in scena della guerra come gioco, senza pensare alla violenza e alla crudeltà degli atti di guerra.
I produttori del film (The Mob e Frame by Frame) tengono invece a sottolineare il respiro internazionale della pellicola, che, girata in lingua inglese, ha mirato al mercato estero (è già uscito negli Stati Uniti, In Canada, in home video in Giappone). Proprio a tal fine Alemà ha scelto il genere dell’action-thriller, più facilmente apprezzabile da un pubblico internazionale. Per il futuro invece pensa già ad un thriller più orientato sul dramma, ma di ambientazione metropolitana.

Antonella Lauria

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