Presentato a Roma Pink Subaru

Questa mattina èPink Subaru stato presentato in anteprima a Roma Pink Subaru. A parlare del film c’erano il regista, il giovane Kazuya Ogawa, giapponese al suo primo lungometraggio, il produttore, Mario Miyakawa, suo padre, in veste di produttore esecutivo, l’attore protagonista e co-sceneggiatore, Akram Telawe, arabo israeliano e la co-sceneggiatrice, Giuliana Mettini.
Pink Subaru è una commedia e in quanto tale racconta uno scorcio di vita quotidiana farcito da un episodio apparentemente banale, il furto di un’automobile, una Subaru appunto, che rappresenta il sogno di un’intera vita. La pellicola è una co-produzione tra Giappone, Israele e Palestina. Questo basta per comprendere la sfida di tutte le componenti in gioco nel costruire un progetto difficile e quasi utopico.
Lo stesso Kazuya Ogawa conferma di aver voluto “raccontare Israele e la Palestina così come sono nella vita reale per quella parte che non si vede e che non è come la immaginiamo o come ce la mostrano i telegiornali”. “Lungo la storia, certe cose che sembrano banali o infantili, e per questo fanno anche ridere, hanno lo scopo di mostrare la normalità”, continua Giuliana Mettini.
Akram Telawe conferma che “volutamente non sono stati mostrati checkpoint nè soldati” proprio perché “malgrado la terra Santa, le guerre, siamo riusciti a creare una situazione comica”.
E’ proprio questa la forza del film, riuscire a far ridere raccontando una piccola storia in un villaggio israelo-palestinese, in una terra dove spesso non si ride affatto. Un piccolo dono, un messaggio di pace da una produzione multiculturale che ha visto lavorare fianco a fianco persone molto diverse, giapponesi, israeliani, palestinesi che hanno faticato anche a comprendersi parlando diverse lingue. Una particolarità del film è proprio questa, non è doppiato né tradotto e si sentono le diverse lingue con cui i protagonisti comunicano. Coraggiosa scelta appoggiata dai distributori (Iris Film). Mario Miyakawa, che tra l’altro parla perfettamente l’italiano, e che ha fatto da interprete al regista, ammette “l’impossibilità di tradurre tutti gli idiomi utilizzati e renderli in un’altra lingua. Ma nonostante le dfficoltà logistiche e linguistiche è state un’esperienza positiva per tutti. Hanno partecipato tutti gli abitanti arabi del villaggio di Tayibe e quelli palestinesi del villaggio di Tulkarem aprendo le loro case.”
Una speciale collaborazione israelo-palestinese che vede protagonista anche il Giappone, un inaspettato accostamento della cultura nipponica con quella israeliana che dà luogo ad un inevitabile spunto comico.
Non resta che aspettare il 2 settembre per l’uscita del film nelle sale romane.

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