Qualcosa di straordinario, ma non troppo

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Tratto da una storia vera, avvincente per il pubblico americano, nel lontano 1988, Qualcosa di straordinario non riesce ad appassionare il pubblico in sala.
Una famiglia di balene è rimasta intrappolata sotto il ghiaccio del Circolo Polare Artico. Un’attivista di Greenpeace (Drew Barrymore), il suo ex-fidanzato reporter (John Krainski) e la comunità degli Inupiat si battono per salvere i cetacei. Attirando l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, riescono a coinvolgere non solo un importante colosso petrolifero, ma addirittura le due superpotenze, Stati Uniti ed Unione Sovietica. Tutti insieme per una causa comune, cooperano per una miracolosa missione di salvataggio.
Nella realtà i fatti furono ricchi di retroscena, di interessi celati dietro il nobile scopo, palesati anche nella narrazione. Ma il film perde l’occasione di raccontare con più realismo tale finto buonismo, costruendo invece una storia fatta solo di buoni sentimenti. Anche le figure più ambigue si trasformano presto in paladini dell’ecosistema. Mancano personaggi realmente spietati. Giornalisti in carriera, imprenditori avidi, militari e politici sono tutti positivamente caratterizzati e questo fa della pellicola un film per ragazzi.
A questa grave carenza si aggiungono dialoghi assolutamente banali, traboccanti di frasi fatte e stereotipi. Per una sceneggiatura che ha richiesto a Jack Amiel e Michael Begler un decennio di lavorazione, sembra quasi impossibile l’assenza di cambi di registro. Dal giornalista, all’attivista, dal politico all’imprenditore, nessuno esula da un linguaggio a dir poco scialbo.
Ciò che invece riesce, seppure per breve tempo, a colpire l’immaginario dello spettatore sono le meravigliose scene dei tre cetacei, perfettamente ricostruiti grazie all’animatronica. La regia di Ken Kwapis ci regala qualche emozione con le riprese sott’acqua dei giganteschi mammiferi e nella scena finale del salvataggio.
Ma a salvare il film sono le musiche di Cliff Eidelman che riesce ad evocare la maestosità delle balene, la tragicità della loro condizione e la vastità dell’Artico.
Il prevedibile esito della storia animalista segue un altrettanto prevedibile storia romantica tra i due protagonisti. Le uniche battute che si discostano da una diffusa monotonia sono affidate al colonnello Scott Boyer, interpretato da un eccezionale Dermot Mulroney.

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